martedì, 08 luglio 2008,22:31

Il nostro inizio [storia]

Io sono uscito dalla comunità, nel settembre del 2002. Fino a dicembre fu dura, tremenda fatica, il lavoro, gli impegni, una routine così diversa da quella del ritmo in disintossicazione, traumatico il reinserimento. Claudio era a margine, adesso mi vergogno solo a scriverlo, ma allora era un dettaglio, una presenza che mi rendeva sospettoso: poteva davvero interessarsi così tanto a me senza conoscere tutto ciò che di cattivo avevo dentro?

Poi la resistenza iniziale l'hanno vinta le sue attenzioni, la sua ostinata delicatezza che mi ha portato ad accettare i suoi inviti, ad uscire qualche volta per una pizza, un cinema, come da ragazzini. Fino ad una cena di Natale, quando Claudio fece appello a tutto il proprio coraggio e mentre i colleghi parlavano del più e del meno, lui al mio fianco pose la sua mano sulla mia gamba.
Sembra un gesto insignificante, un gesto da poco ora che tutto avviene in fretta, con forsennata smania di bruciare ogni tappa. Eppure fu il nostro inizio, una scarica di adrenalina che mi attraversò tutto il corpo. Da quella carezza sotto alla tovaglia, mi riportò a casa con la sua macchina -io non ne avevo una.

Accostò al marciapiede, spense il motore, prese la mia mano proprio accanto al cambio delle marce, e poi mi diede un bacio. Il primo bacio che davo senza aver assunto droga, il primo bacio che davo cosciente di chi avevo davanti, che era un uomo ed era meraviglioso, meravigliosamente sicuro di sé e di noi tanto da farmi avere fiducia in quel bacio, che potesse essere un inizio di una vita differente da come avevo sempre vissuto.

E' stato l'inizio della nostra vita insieme, è stato l'inizio della mia ricostruzione come persona, l'inizio della mia accettazione e comprensione di me stesso. Devo tutto a te, amore mio, che ora guardi la tv e sorridi, sorridi sempre. Ti amo più di ogni altra cosa al mondo.

Fabio

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venerdì, 30 novembre 2007,17:57
Futuro [storia]

2 settembre 2002

Caro Fabio,
tra una settimana sarai fuori. Fuori, qui, nel mondo di ogni giorno, ci sono meno sbarre, meno cancelli, ma fa più caldo e ci si sente più soli. La sera prima di addormentarmi penso a come sarà diverso tra sette giorni. In verità ci penso da molto tempo; da quando sei entrato in comunità per la precisione!! Sai, fino ad adesso ho avuto la certezza di trovarti qui e mi sono immedesimato nel ruolo dell'amico, o del crocerossino, non so più distinguere con esattezza quale è nato per primo. Adesso mi rendo conto che tutto cambierà quando sarai fuori, non potrò più decidere se vederti oppure no, sarai tu a scegliere se continuare a frequentarmi. Sono spaventato all'idea di una porta che potrebbe chiudersi, eppure al tempo stesso fiducioso: ho riposto tante speranze in questi mesi. Penso a come sarebbe bello ricominciare tra una settimana a riprenderti in mano la vita. Ci sono tanti posti che potremmo vedere, insieme, o che potresti vedere solo ovviamente.
Ma a me piace pensare che tra una settimana possa iniziare il NOSTRO FUTURO.
Claudio

Questa lettera risale a tanti anni fa, come vedete. Allora non mi sembrò l'inizio del nostro futuro ma solo di troppe difficoltà, scegliere, affrontare il mondo che nei mesi di comunità era andato avanti senza restare ad aspettare me. Il reinserimento in società è stato traumatico, a dir poco, e Claudio passò in secondo piano. Fu nel periodo di Natale che scattò la scintilla...

Forse è per questo che le luci di Natale mi piacciono già adesso?
Fabio
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venerdì, 02 novembre 2007,21:48
La mia motivazione [storia]

Un giorno che ero già ben inserito al lavoro ho assunto un ragazzo alto tanto più di me, con grandi occhi di un verde inaudito. Un giorno ero così pieno di problemi e preoccupazioni che non me ne sono nemmeno accorto, ma un ragazzo è piombato dritto nella mia vita piena di buchi, in ogni senso. Da quel giorno mi è sempre stato attorno.
Era una sensazione nuova e sconosciuta, l'attenzione costante. Non c'era bisogno che combinassi qualche casino, che mi ficcassi nei guai. Io ho due amici, due veri amici, che mi hanno sempre aiutato. Siamo cresciuti insieme e loro non mi sono mai mancati. Ma l'attenzione di qualcuno che non mi conosceva, che sapeva di me solo ciò che sentiva dire in giro -e che non è mai stato lusinghiero- era così inaspettata da sconvolgermi. Stavo in una clinica, circa sei anni fa, lui veniva a trovarmi spesso, mi riempiva di regali, mi lasciava delle lettere che conservo tutte in una scatola rossa.

Ero infastidito, all'inizio. Volevo solo ritornare indietro a quando Andrea ancora c'era, a quando una dose azzerava i pensieri e tutto diveniva relativamente semplice. Poi mi sono accorto che qualcosa cambiava. Che durante le ore di terapia di gruppo, prima degli orari di visita, mi nasceva una nuova emozione.
Aspettare Claudio mi dava un senso al rito quotidiano, mi dava un motivo per uscire dalla struttura, per riprendermi una vita. Non ero ancora conscio di tutto questo, ma sentivo le piccole scosse elettriche lungo il midollo spinale quando sapevo che di lì a qualche ora sarebbe arrivato.

Adesso col senno di poi posso affermare che quello era l'inizio di un amore.
Fabio
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sabato, 27 ottobre 2007,16:21
Incontro [storia]

Dopo una settimana di libero amore detto addio al gesso, siamo pronti a raccontarvi un altro po' di noi. Dove eravamo rimasti?... Scherzo^^...


Sei anni fa studiavo ancora e andavo a caccia di un lavoretto, per motivarmi prima della tesi. Chiedendo in giro mi dicevano tutti di un tipo strano che aveva bisogno di un assistente, ma che non aveva mai presentato richiesta ufficiale. Giravano voci sul suo conto, dalle più fantasiose a quelle che in effetti ho scoperto poi essere vere. Per informarmi andaii a un paio di conferenze tenute da questo "tipo strano" e già alla prima sapevo che quel lavoro doveva essere mio. C'era un magnetismo che dai suoi occhi sempre seri usciva dritto fino ai miei, che rimanevo estasiato ad ascoltare le sue argomentazioni come uno scolaretto che impara a leggere e sente la sua voce mettere insieme le sillabe corrette. Sembra banale, vero? Ma dagli occhi di Fabio sapevo, dal primo giorno, che quello era l'uomo con cui volevo passare il resto dei miei giorni.

Ero un ragazzo del tutto normale, prima di conoscerlo, con relazioni più o meno durature, nessuna che superasse i sei mesi, e lui non ci pensava proprio a riconoscere in me qualcosa di speciale. Mi assunse perchè ero l'unico ad essersi proposto, ad aver insistito anzi, ma senza rivolgermi parola più che per dei comandi freddi. Io assimilavo ogni dettaglio e vivevo per quelle ore, mentre lui assisteva Andrea e dopo la sua scomparsa perdeva completamente la testa.

Ero spettatore, estraneo e innamorato, che seguiva i suoi passi con un'inaudita determinazione. Passavo dall'ufficio alla clinica dove stava, alle telefonate ai conoscenti per sapere il più possibile, alle visite dove rifiutava di vedermi e lasciavo ogni volta un regalo, alla sera dove non riuscivo a smettere di pensarci.
Mentre nella sua testa c'era ancora l'eroina, c'era ancora l'incapacità di accettare il decesso di Andrea, c'era il desiderio di sottrarsi ad un futuro che sembrava impossibile da raggiungere, ed io ero solo un dettaglio, uno sconosciuto che senza motivo apparente continuava a non lasciarlo andare ad annegare sul fondo dell'oceano...
Claudio
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mercoledì, 12 settembre 2007,19:28
L'amore tossico [storia]

Un altro brandello della mia storia. Lacrimevole e deprimente al punto giusto.
C'è stato un giorno in cui no ho più sopportato un trattamento che non meritavo. Ero adolescente, con dei problemi di socializzazione, insicuro e infelice. Sono andato in città, nella grande Bologna dove frequentavo l'istituto tecnico, e sono arrivato all'eroina.

La sensazione di onnipotenza mi ha galvanizzato per tutti gli anni in cui riuscivo a procurarmene abbastanza. Un ago in vena, uno stantuffo abbassato cancellavano tutto e mi lanciavano su un ottovolante dove non c'erano mai problemi. Sono riuscito a continuare a studiare.
Negli ultimi anni delle superiori però la Signora ha cominciato a non bastarmi più. Ho provato il dolore che ti sembra possa ucciderti di una crisi di astinenza, tentativi casalinghi di disintossicazione durante i quali ho passato la maturità col minimo sindacale. Mi sono iscritto all'università.

In quegli anni ho conosciuto Andrea. Più giovane ma già esperto di quel mondo. Insieme a lui ho scoperto che mi ero solo nascosto dietro al mio dito indice nei miei rapporti con tante donne, distorti dagli stupefacenti, e ho scoperto di sapermi innamorare, di un ragazzo.
Col senno di poi capisco che tutto è stato modificato dai tagli di eroina nelle vene, dalle convulsioni e dai crampi. Andrea era oltretutto sieropositivo, entrava e usciva dagli ospedali. Il nostro è stato un amore tossico, insano, che ci ha spinti a eccessi e infedeltà per non guardare in faccia quanto ci stavamo facendo del male.
Io mi autodistruggevo nell'amore per lui e nel dolore per la sua malattia e la nostra droga. Cristian e M., i miei amici, venivano a recuperarmi di notte, di solito in pessime condizioni nei pressi della stazione. Mi hanno salvato la vita decine di volte.

Ho smesso prima di laurearmi, per essere vicino al meglio a Andy che stava morendo. Nel novembre del 2001, Andy è morto. Ricaduta. Ma poi, dopo la sua morte, mi sono disintossicato in modo definitivo. Da cinque anni quello che ho addosso sono solo cicatrici.
Ma allora avevo già conosciuto Claudio e tutto stava per cambiare...
Fabio
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giovedì, 06 settembre 2007,14:50
A Claudio non è mancato niente [storia]

La mia storia e quella di Fabio sono opposte, perciò non ho granchè da raccontarvi. Ma sono influenzato e la tv comincia ad annoiarmi anche se FoxLife è proprio una bella invenzione!

Sono stato un bambino e un ragazzo felice. Prima di avere dei figli i miei genitori volevano un maschio. Hanno avuto due femmine e erano così contenti che il maschio non lo volevano più. Invece sono arrivato io, e si sono convinti di avere la famiglia perfetta. Per le mie sorelle sono stato il bambolotto vivente che riempivano di attenzioni, il compagno di giochi e il fratello-amico, crescendo. Loro hanno gli occhi azzurri di papà, mentre io ho quelli verdi di mamma. Mi hanno sempre amato senza condizioni né pretese, io ho sempre dato il massimo per non deludere loro e l'amore di cui mi circondavano.

La mia storia è noiosa, piena di lieti fine, di sorrisi. Quando mi sono scoperto gay (dalla prima adolescenza) nessun fulmine o tuono, ma una gentile accettazione di me in ogni aspetto. Le mie sorelle lo hanno sempre saputo da quando me ne sono accorto negli spogliatoi della piscina. Fin da bambino mi attirava vestire e spogliare Ken mentre Barbie rimaneva lì nel cesto dei giochi. Mamma e papà non mi hanno mai negato un sorriso nè la loro comprensione. I miei ragazzi li ho portati a casa, così come le mie sorelle portavano i loro. Nessuno ha mai fatto distinzioni.

Sono pieno di riconoscenza per tutto ciò che ho avuto, mi hanno amato, protetto, fatto crescere con principi che ancora condivido.
I mei problemi sono cominciati quando ho incontrato Fabio...

Ma questo nelle prossime puntate .
Claudio
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mercoledì, 29 agosto 2007,22:25
C'era una volta - Fabio [storia]

Raccontare la mia storia è doloroso  anche se mi vanto di frequente di avere superato tutto ciò, e di essere così diventato un uomo, rompendo la maggior parte dei legami con il passato. Vorrei essere obiettivo e chiaro, questo richiede l'impiego di ogni mia energia in questa serata "da single" qui a casa nostra.

Si discute spesso di situazioni drammatiche nel cuore nero del mondo, di orfanotrofi nell'est, abbandoni e minori costretti alla prostituzione. Si parla meno delle violenze tra le mura di casa, dei "normali" vicini di casa che tutti abbiamo.
Sono cresciuto facendomi riempire di botte da mio padre, che iniziava a bere alle otto del mattino per finire nel cuore della notte. Maestra mia madre nell'inventare cadute dalle scale, giochi pericolosi di un bambino troppo vivace.
Non ero troppo vivace; anzi rimanevo zitto nel mio angolo per la paura di tradire un segreto troppo pesante per me. Avevo un unico amico, la sua famigia è stata la mia famiglia, mi nascondevo nella sua stanza e tutto il mondo rimaneva fuori, le botte, mio padre. Avevo anche una sorella, che è stata data in affidamento quando non frequentavo ancora le medie, e ne ho persa ogni traccia.

Mia madre non ha mai lasciato mio padre, che anni fa si è ammalato ed è morto. Nei nostri ultimi incontri, da uomo pentito che era mi ha chiesto perdono, per l'alcool che aveva devastato a tal punto la sua mente, per le sue inaccettabili azioni. Avrei voluto che capisse che mi aveva rovinato quello che considero ottimisticamente un terzo della mia vita, che era tutta colpa sua (non ha scusanti, su questo non transigo) se la mia vita fino a pochi anni fa è stata quello che è stata. La mia fragilità non ha altre origini se non i lividi, le contusioni, le cicatrici; la mia fragilità che mi ha portato sul fondo dove sono rimasto fino a un giorno che ancora mi sembra ieri.
Mio padre ora è morto, prima di capire, è probabile. E io sono qui a raccontare.

Mi sto fidando di voi, lettori distanti chissà quanto spazio, eppure così vicini ai miei ricordi. Ve li regalo, me ne libero, esorcizzo tutto il dolore tenuto nascosto.
Con tutti i "se" che mi sono venuti in mente, "se" qualcuno avesse parlato, "se" qualcuno avesse interrotto tutto sul nascere... Ormai è tardi per questi discorsi, me ne rendo ben conto.
E così, questo ero io.
Un bambino dagli occhi neri e dai cerotti appiccicati dappertutto, che stava in un angolo.
Cerotti a parte, età anagrafica a parte, non sono poi tanto diverso, visto da fuori.

E' dentro che ora splende il sole.
Fabio
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