sabato, 07 febbraio 2009,22:23

Trenta candeline per Claudio [cose mie]

BirthdayE così, ho trent'anni. Trenta, eh, badate bene. Che sembra un numero gigantesco, come per dire: sei un Uomo, ormai, non si scappa! Ho iniziato l'anno tornando a casa dei miei come un immaturo bambino spaventato dal suo stesso crescere. Ma ho trent'anni, da una decina di giorni, e sto facendo del mio meglio. Per crescere, per affrontare i problemi da uomo.

Cosa significherà mai essere uomo lo scoprirò, prima o poi? Per adesso mi limito ad assaporare il potere del dialogo piuttosto che quello delle porte sbattute, delle parole piuttosto che dei silenzi. E guardo Fabio che ha una strada, un mestiere, uno scopo mentre io vacillo nel trovarli, cambio spesso direzione, dalla laurea che non mi ha portato a un impiego, allo sport che non mi ha portato alle Olimpiadi mi trovo a trent'anni a non sapere ancora chi sono, qual è il mio ruolo nel grande caos dell'umanità.

Non ho dei rimpianti. Ho scelto Fabio ormai otto anni fa, quando ho deciso che lui era la mia meta, lui e la sua salvezza, la sua redenzione. Mi sono impegnato con tutto me stesso, così come lui ci ha messo del proprio, e insieme abbiamo costruito la vita che tanto desideravo e che era diventata, per mia fortuna, anche il suo obiettivo. Ora mi trovo in questa casa stupenda che abbiamo progettato e voluto così intensamente, Fabio mi dorme tra le braccia con la sua dolcezza indescrivibile, e non nego di essere soddisfatto.

Soddisfatto ma allo stesso tempo consapevole di dovermi ancora compiere come uomo, trovando una via da seguire, una professione nella quale io voglia realizzarmi. Per questo ho sbattuto le porte, per questo sono andato via cercando di rifugiarmi in un'infanzia tuttavia terminata: perchè è sempre facile imputare ad altri le nostre colpe, è stato facile accusare Fabio della mia frustrazione, ma ho capito riflettendo che lui è la parte più bella della mia vita, e l'unico che può far migliorare la parte restante sono io.

Claudio

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lunedì, 05 gennaio 2009,21:50

Torna a casa Lassie [cose mie]

Caro Fabio,
ti scrivo dalla stanza dove ho vissuto per tutto il tempo che c'è stato prima di te. Questa stanza io e Rita ce la siamo a lungo litigata: lei pretendeva di averla di diritto, essendo la primogenita, nei fatti ci dormivo io perché lei e Silvia non avrebbero mai voluto separarsi dalle chiacchiere a luce spenta. Che fortuna hanno: oltre ad essere sorelle, sono la migliore amica l'una dell'altra.

Sei il mio fidanzato, Fabio, ma anche il mio migliore amico. Ti scrivo da qui, sul blog che ora hai reso privato e che è nato per noi, per il nostro amore. Per migliorarlo, per confrontarci, per avere il coraggio di dirci la verità. Ti dico la verità, dal mio letto che ha ancora le lenzuola con le macchinine.

Mi è servito tempo. Questi pochi giorni, per stare da solo con me stesso, con i miei sentimenti per te. Sono spaventato dall'enormità del nostro amore e dalla parte ancora nera di te. Ti ho dato me stesso al cento per cento, da subito, non appena ti ho visto e so che non è stato per te lo stesso colpo di fulmine; so che non è facile per te come per me, l'immediatezza con cui ti amo.

Dopo l'incidente ho cominciato a interrogarmi sulle mie emozioni, sulla mia personalità che va costruendosi, alla soglia dei trent'anni dovrei ormai definirmi un uomo a pieno titolo eppure in confronto a te ho ancora tanta immaturità e tante incertezze. Per questo sono qui a scriverti sul blog che hai reso privato, forse sentendoti in colpa per tutto l'amore che avevamo esibito fino ad ora.

Fabio: facciamolo ancora. Scriviamo ancora, confrontiamoci ancora. Forse riempirò ancora una borsa e dormirò ancora tra le macchinine colorate come da bambino, facendomi coccolare dalla mamma, anche se spero che non succeda mai più.

Perchè ti amo, Bambi, ti amo con tutto me stesso e se non hai cambiato la serratura, vorrei tornare a casa. Subito, adesso. Perchè stare lontano da te è il mio Inferno privato. Avevo bisogno di capirlo.

Claudio

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domenica, 16 novembre 2008,17:40

Perdere l'amore [cose mie]

000x4z6yLe relazioni finiscono, le coppie si lasciano, i rapporti si interrompono. Qualche volta rimangono contatti sporadici, telefonate per il compleanno e un biglietto per Natale, affetto residuo, ricordi positivi come negativi. La perdita dovuta alla fine di un amore viene elaborata e ci si abitua alla sua idea, si convive con essa fino a non soffrirne nemmeno più.
Quando uno dei partner muore invece l'elaborazione di un rapporto finito è traumatica e resta un vuoto incolmabile, una rottura alla quale non ci si adatta.

L'amore è lo stesso sentimento in ogni rapporto; il modo di innamorarsi è sempre differente.
Il mio amore per Andrea era infantile, forse ancora adolescenziale, di sicuro tossico e malsano, fatto di terze persone a cui non abbiamo rinunciato per egoismo o per una dose. Un modo che ora dal rispettabile trentacinquenne che sono diventato definirei sbagliato se me lo raccontassero, ma allora era tutto quello che avevo, l'unico modo in cui potevo amare erano scopare il suo corpo contro a un muro e le siringhe che gli guidavo in vena quando gli tremavano le mani.

Poi ho pianto la sua morte pensando che con lui, con il modo che avevo di amarlo era morto ogni modo in cui avrei mai potuto amare qualcuno. Ho imparato più tardi che sbagliavo. Non nel modo di amare Andrea: quello era l'unico modo possibile, mi capite? Anche se sembra davvero sbagliato quando lo si sente raccontare.
Sbagliavo nella mia previsione. Ora so amare in un modo del tutto differente, che si basa sulla fiducia, sul rispetto, sulla fedeltà reciproca. Ora ho la reale possibilità di amare in un modo diverso, adulto, consapevole. Ma io ho scelto di amare Claudio, di condividere la vita con lui; e quando Claudio ha accettato la mia scelta era a sua volta consapevole che un amore chiuso da una morte, per quanto fosse malsano e tossico quest'amore, è un vuoto che rimarrà dentro per sempre.

Scusa, amore mio, per questi giorni.

Fabio

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mercoledì, 21 maggio 2008,20:53
Mentre ti guardo [cose mie]

Stasera guardo Fabio. Troppi giorni ci facciamo scivolare accanto chi divide la vita con noi, chi si sveglia nell'altra metà del letto. Stasera guardo tutti i suoi gesti.
Come sciacqua i piatti nel secchiaio, con le dita nei guanti arancio che tengono dolcemente la spugna. Come si scosta dalla fronte i capelli che reclamano il barbiere -ma odia andare dal barbiere. Si scioglie il grembiule da cucina, mette a posto il bancone -è l'unico di noi che lo fa, a me il disordine non dispiace. Si sdraia sul divano accanto a me; quando lo fa, stende le gambe accavallando la sinistra alla destra, mai il contrario. Tra le mani il latte caldo con il miele, la sua abitudine della sera prima di dormire, che non salta mai.
Stasera non perdo un solo dettaglio del profilo, della barba che crea un'ombra sul viso, delle labbra sottili con la traccia bianca del latte appena bevuto. Stasera mi accorgo delle pieghe della tuta grigia, delle cuciture della felpa con le maniche lunghe rimboccate, dei segni d'inchiostro sulle dita, delle vene un po' in rilievo.
Stasera guardo Fabio e gli occhi sbarazzini che si strizzano per darmi segnali, per non perdermi nemmeno un singolo isolato particolare dell'uomo di cui ogni giorno mi innamoro di più.

Claudio
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mercoledì, 07 maggio 2008,19:56
L'abito e il monaco [cose mie]

Ultimamente scarseggia il tempo per mettersi davanti al pc, per chattare con qualche amico virtuale. Stasera ho letto il post scritto da D., e l'ho immaginato cenare con i suoi colleghi mentre indossava la sua giacca vecchia, i suoi lacci da cambiare.
Mi sono ricordato di me che anni fa mettevo addosso il primo abito dell'armadio, o quello tolto chissà quante sere prima. Mentre adesso per suscitare l'approvazione altrui cambio ogni giorno la mia camicia costosa che porto sotto a un maglione elegante, ad una giacca scura. Adesso che dall'esterno tutti i conoscenti mi considerano un uomo per bene.
Naturalmente non indosso mai maniche corte al lavoro; naturalmente non mi sognerei mai di mostrare ai colleghi tutte le cicatrici che ho addosso per un motivo o per l'altro. Naturalmente nessuno ha interesse a sapere di me più del mio curriculum, del mio dottorato, delle poche parole scambiate di fretta alla macchinetta del caffè.
Non conosco le persone con cui trascorro metà della mia giornata da sveglio, se non i due terzi; mostro loro solo il Fabio con la camicia pulita e la giacca stirata, la barba rasata a puntino, un po' di gel per sistemare i capelli; Fabio che credono timido, pauroso: e che invece ha così tanti segreti da non sapersi confrontare con loro.

Bastano davvero gli indumenti a rassicurare. A fugare ogni dubbio sulla rispettabilità.
Quello che ho dentro non sarà mai un uomo per bene.

Fabio
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martedì, 22 gennaio 2008,18:24
Priorità e paure [cose mie]

Sono state settimane di forte stress e di scelte importanti. Per noi è stato il momento di definire le proprie priorità. Per Fabio, la sua carriera è una priorità: è un professionista determinato e competente, del quale ho grande stima. Ma per me, Fabio stesso è la priorità assoluta. Viene prima di attività, amicizie e interessi. E' il mio primo pensiero in tutte le ventiquattr'ore del giorno.

Sono state settimane di discussioni che ora vanno sciogliendosi. Con i suoi messaggi di pace scritti nei post-it appiccicati in giro per la casa, con la schiuma da barba che scrive "ti amo" sullo specchio, con le spiegazioni date sottovoce. Con la pausa pranzo chiusi in automobile, in una strada nascosta, per sentirsi del tutto insieme anche a metà giornata, anche fuori casa, anche dove non si dovrebbe. Chi lo dice? Si doveva, e come.

So da me che le coppie, le famiglie si trovano ad affrontare problemi che superano trovandosi ancora più unite di prima. Ma ho paura dei silenzi, e che qualcosa di più importante di me un giorno possa fargli cambiare idea sulla famiglia che siamo, gli faccia chiudere la porta dietro alla sua camicia sempre fuori dai pantaloni, sempre troppo larga, e mi faccia perdere l'uomo col quale voglio passare il resto dei miei giorni.

Scusate, avevo bisogno di sfogarmi.
Claudio
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sabato, 05 gennaio 2008,11:19
Caro 2008 [cose mie]

Caro 2008,
a Babbo Natale non ci ho mai creduto, non credo neanche nel nuovo anno che rivoluziona l'esistenza, però comunque è sabato mattina, il Dado cucina una sorpresa, sono esiliato in salotto con i gatti e ti scrivo questa letterina.

Caro 2008,
quest'anno vorrei che si realizzassero molti desideri:
  • vorrei che la mia carriera procedesse come spero, regalandomi un ruolo più importante nell'ambito di cui mi occupo, senza dovermi rifugiare all'estero secondo la risaputa "fuga dei cervelli"
  • vorrei che Claudio potesse prendere una decisione che lo renda soddisfatto e felice, e che non crei problemi nella nostra stupenda relazione
  • vorrei che la nostra felicità potesse evolversi, senza smarrirne nemmeno una briciola
  • vorrei che Cristian continuasse sulla sua strada, senza che niente e nessuno lo distolgano dai suoi obiettivi, e che la sua salute non dovesse più temere ogni raffica di vento
  • vorrei che tutti gli amici potessero mettere in atto i loro progetti senza interferenze né ostacoli troppo difficili da superare
  • vorrei che per tutti voi amici virtuali potesse essere un anno ricco di soddisfazioni!
Fabio
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domenica, 23 dicembre 2007,12:51
Il Portico Dei Servi [cose mie]

Siamo stati a lungo assenti e ora, a causa del perduto allenamento forse, siamo bloggers fuori forma. In queste settimane avremmo voluto raccontarvi tanti momenti che però ora, nonostante siano impressi nei nostri ricordi, non ci sembrano più adatti da scrivere qui. Tranne il seguente.


Siamo stati a Bologna qualche giorno fa. Sono cresciuto in un paesino della provincia dove vivono ancora i miei più cari amici e nel capoluogo ho frequentato scuole superiori e corso di laurea. Le vie che tuttavia meglio conosco sono nascoste, circondano il centro storico avvolgendo la stazione ed una piazza dedicata ai Martiri. Per darvi un’idea ci si trovano distributori di siringhe sterili ai muri che accompagnano quelli di preservativi. Non sono diverse oggi da come le ricordavo; ma vederle in pieno giorno, lucido, fa assumere loro un aspetto più realistico, privo di deformazioni. Ho ricordi di portici avvolgenti, pavimentazioni a gobbe, che in realtà sono dovuti soltanto ad una mia passata alterazione percettiva.

Insomma, siamo stati a Bologna, le cui vie sono addobbate con luci natalizie e stracolme di mercatini. Il più famoso è quello della storica Fiera di Santa Lucia, proprio al di sotto del Portico dei Servi (nella canzone Eskimo anche Guccini la nomina). Una volta, come ancora tutti i bolognesi ricordano con nostalgia, erano banchetti di statue ed addobbi, oltre all‘immancabile stand dello zucchero filato; ora è una succursale del mercato della Piazzola, dove si vendono accessori etnici e braccialetti colorati. Mia madre quando ero molto piccolo mi ci portava con mia sorella, rappresenta uno dei miei rari allegri ricordi; è stata un’emozione risentire quell’aroma a riempire l’aria. Delle lunghe esposizioni di statuette rimangono un paio di banchetti, ed uno solo merita davvero un acquisto.

La scena che però davvero volevo raccontarvi è composta da un fuso di zucchero filato, un sacchettino di carta con le statuette di cui sopra, ed un bacio appassionato tra me e Claudio, con i volti impiastricciati di rosa, il sapore dolce sulla bocca e una totale noncuranza per i benpensanti con i volti contratti in smorfie di disapprovazione.
Io sono FELICE, e nessun estraneo ha il permesso di ferirmi.

Vi auguriamo entrambi di cuore uno STREPITOSO NATALE,
Fabio
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lunedì, 15 ottobre 2007,20:19

Sopra ogni cosa [cose mie]

Mi riprendo lentamente, sempre infarcito di fiction tv per lo più americane, più che degli antidolorifici. O rischio di diventare come il dottor Gregory House? I miei genitori sono tornati a casa dopo una discussione con Fabio. Litigare con lui mi fa sfasare, per me la mia famiglia è una presenza nota e piacevole ma per lui è un'invasione di campo, d'altronde una lista con le priorità è impensabile. Come si può pensare di scegliere tra le radici e l'amore? 

Per fortuna chi mi ha cresciuto conosce quanto ho voluto questa casa, questa vita, questo amore e sa farsi discretamente da parte chiudendo l'uscio dietro sè. Non dovrei scegliere, ma dopo una discussione con Lui non riesco neanche a prendere sonno e lo sento sveglio accanto tra le coperte che mi gira le spalle, chiuso nel suo silenzio che mi ricorda anni passati a cercare di interpretare le distanze. Loro chiudono la porta, Lui rimane sulla sua tazza di caffè, e mi dice: "Posso farlo: posso occuparmi io di te" ed io non ho mai avuto dubbi, non sono mai stato sicuro di niente quanto lo sono di volere Lui sopra ogni cosa.

I miei genitori telefonano per sapere come sto, come stiamo, chiedendo il permesso di passare a trovarmi. Forse non dovrebbe essere così: dovrebbero entrare ed uscire da casa del loro figlio quando vogliono. Ma sopra ogni cosa, questa è la mia casa, la sua casa, la nostra, dove siamo noi a occuparci l'uno dell'altro. Fabio mette da parte i resti della cena presa dal cinese, mentre i gatti gli ruotano attorno, prima di farmi il bagno piano, prima di addormentarci abbracciati.

Come dopo una discussione, quando per la prima volta vince la sua resistenza e le sue labbra incontrano le mie, quando fare l'amore d'un tratto sembra così semplice nonostante il gesso.

Claudio

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mercoledì, 08 agosto 2007,20:01
Vincere [cose mie]

Un sorriso furbetto sui maccheroni all'arrabbiata, mentre ti grattugio il parmigiano e verso il vino, per festeggiare come meriti la tua vittoria, tu che non ti sei mai arreso in nessuna sfida.
Ma sono io che ho vinto.
A cucinare la cena per noi, a vederti rientrare, crollare addormentato con le braccia che ti fanno male, quando sento i tre suoni al campanello di casa, a vedere le fossette agli angoli del tuo ridere per me. Ho vinto quando hai deciso che ero complicato, scontroso, incasinato, infelice, ma che potevi innamorarti di me. Ho vinto in tutta la fatica che hai fatto a starmi dietro, a non lasciarmi mai andare a fondo o per tirarmi su, ho vinto quando hai deciso che ne valevo la pena, quando hai creduto che un giorno saremmo stati felici insieme. Ho vinto quando abbiamo comprato questa casa, ho vinto in ogni bicchiere o scodella che abbiamo messo sui ripiani, nelle lenzuola in cui ti avvolgi per dormire.
La mia più grande vittoria, meritata o meno, è che tu sia entrato nella mia vita.
Fabio
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