C'era una volta - Fabio [storia]
Raccontare la mia storia è doloroso anche se mi vanto di frequente di avere superato tutto ciò, e di essere così diventato un uomo, rompendo la maggior parte dei legami con il passato. Vorrei essere obiettivo e chiaro, questo richiede l'impiego di ogni mia energia in questa serata "da single" qui a casa nostra.
Si discute spesso di situazioni drammatiche nel cuore nero del mondo, di orfanotrofi nell'est, abbandoni e minori costretti alla prostituzione. Si parla meno delle violenze tra le mura di casa, dei "normali" vicini di casa che tutti abbiamo.
Sono cresciuto facendomi riempire di botte da mio padre, che iniziava a bere alle otto del mattino per finire nel cuore della notte. Maestra mia madre nell'inventare cadute dalle scale, giochi pericolosi di un bambino troppo vivace.
Non ero troppo vivace; anzi rimanevo zitto nel mio angolo per la paura di tradire un segreto troppo pesante per me. Avevo un unico amico, la sua famigia è stata la mia famiglia, mi nascondevo nella sua stanza e tutto il mondo rimaneva fuori, le botte, mio padre. Avevo anche una sorella, che è stata data in affidamento quando non frequentavo ancora le medie, e ne ho persa ogni traccia.
Mia madre non ha mai lasciato mio padre, che anni fa si è ammalato ed è morto. Nei nostri ultimi incontri, da uomo pentito che era mi ha chiesto perdono, per l'alcool che aveva devastato a tal punto la sua mente, per le sue inaccettabili azioni. Avrei voluto che capisse che mi aveva rovinato quello che considero ottimisticamente un terzo della mia vita, che era tutta colpa sua (non ha scusanti, su questo non transigo) se la mia vita fino a pochi anni fa è stata quello che è stata. La mia fragilità non ha altre origini se non i lividi, le contusioni, le cicatrici; la mia fragilità che mi ha portato sul fondo dove sono rimasto fino a un giorno che ancora mi sembra ieri.
Mio padre ora è morto, prima di capire, è probabile. E io sono qui a raccontare.
Mi sto fidando di voi, lettori distanti chissà quanto spazio, eppure così vicini ai miei ricordi. Ve li regalo, me ne libero, esorcizzo tutto il dolore tenuto nascosto.
Con tutti i "se" che mi sono venuti in mente, "se" qualcuno avesse parlato, "se" qualcuno avesse interrotto tutto sul nascere... Ormai è tardi per questi discorsi, me ne rendo ben conto.
E così, questo ero io.
Un bambino dagli occhi neri e dai cerotti appiccicati dappertutto, che stava in un angolo.
Cerotti a parte, età anagrafica a parte, non sono poi tanto diverso, visto da fuori.
E' dentro che ora splende il sole.
Raccontare la mia storia è doloroso anche se mi vanto di frequente di avere superato tutto ciò, e di essere così diventato un uomo, rompendo la maggior parte dei legami con il passato. Vorrei essere obiettivo e chiaro, questo richiede l'impiego di ogni mia energia in questa serata "da single" qui a casa nostra.
Si discute spesso di situazioni drammatiche nel cuore nero del mondo, di orfanotrofi nell'est, abbandoni e minori costretti alla prostituzione. Si parla meno delle violenze tra le mura di casa, dei "normali" vicini di casa che tutti abbiamo.
Sono cresciuto facendomi riempire di botte da mio padre, che iniziava a bere alle otto del mattino per finire nel cuore della notte. Maestra mia madre nell'inventare cadute dalle scale, giochi pericolosi di un bambino troppo vivace.
Non ero troppo vivace; anzi rimanevo zitto nel mio angolo per la paura di tradire un segreto troppo pesante per me. Avevo un unico amico, la sua famigia è stata la mia famiglia, mi nascondevo nella sua stanza e tutto il mondo rimaneva fuori, le botte, mio padre. Avevo anche una sorella, che è stata data in affidamento quando non frequentavo ancora le medie, e ne ho persa ogni traccia.
Mia madre non ha mai lasciato mio padre, che anni fa si è ammalato ed è morto. Nei nostri ultimi incontri, da uomo pentito che era mi ha chiesto perdono, per l'alcool che aveva devastato a tal punto la sua mente, per le sue inaccettabili azioni. Avrei voluto che capisse che mi aveva rovinato quello che considero ottimisticamente un terzo della mia vita, che era tutta colpa sua (non ha scusanti, su questo non transigo) se la mia vita fino a pochi anni fa è stata quello che è stata. La mia fragilità non ha altre origini se non i lividi, le contusioni, le cicatrici; la mia fragilità che mi ha portato sul fondo dove sono rimasto fino a un giorno che ancora mi sembra ieri.
Mio padre ora è morto, prima di capire, è probabile. E io sono qui a raccontare.
Mi sto fidando di voi, lettori distanti chissà quanto spazio, eppure così vicini ai miei ricordi. Ve li regalo, me ne libero, esorcizzo tutto il dolore tenuto nascosto.
Con tutti i "se" che mi sono venuti in mente, "se" qualcuno avesse parlato, "se" qualcuno avesse interrotto tutto sul nascere... Ormai è tardi per questi discorsi, me ne rendo ben conto.
E così, questo ero io.
Un bambino dagli occhi neri e dai cerotti appiccicati dappertutto, che stava in un angolo.
Cerotti a parte, età anagrafica a parte, non sono poi tanto diverso, visto da fuori.
E' dentro che ora splende il sole.
Fabio




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